La rubrica della dietista, Diana suggerisce Disturbi alimentari: preveniamoli a partire dall’infanzia

La rubrica della dietista, Diana suggerisce Disturbi alimentari: preveniamoli a partire dall’infanzia

disturbiIl 2 giugno sarà la prima giornata mondiale sui disturbi alimentari, un argomento di cui si sente parlare sempre più spesso. Il 15 marzo è stata, infatti, la quinta giornata nazionale, quella che avrete sentito nominare come “Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla”, ma in pochi sanno veramente di che cosa si tratti: in parole molto semplici possiamo dire che i disturbi alimentari sono malattie mentali che determinano un alterato consumo o assorbimento di cibo e che danneggiano significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale.
Non esistono cause per queste malattie, si parla invece di fattori predisponenti come ad esempio il sesso femminile, l’adolescenza o la società occidentale che impone la magrezza come ideale di bellezza e successo, e di fattori scatenanti come le prese in giro sul peso corporeo o l’iniziare una dieta dimagrante.
Il mio intento di oggi non è quello di farvi una lezione sui disturbi alimentari, ma spiegarvi come prevenire questi disturbi, già nei bambini, insegnando loro a porsi in modo sano nei confronti dell’alimentazione.
Prima di tutto i pasti devono essere consumati in un ambiente sereno, si mangia possibilmente tutti insieme, seduti a tavola, senza tv o altre distrazioni: prediligiamo invece una piacevole chiacchierata in famiglia.
Proporre alimenti sani e vari e mangiare noi stessi in modo sano e vario in modo da dare il buon esempio. I bambini ci osservano e imparano dai grandi, apprendono più dai nostri comportamenti che da quello che diciamo loro, perciò dobbiamo essere sempre coerenti.
Non si devono forzare i bambini a mangiare se non ne hanno voglia, niente minacce o ricatti, ma non bisogna nemmeno offrire loro mille tipi diversi di cibo o offrirglielo a tutte le ore del giorno “purché mangi”. Rispettiamo la scansione dei pasti: colazione, merenda, pranzo, spuntino e cena e, se il bambino non ha fame, mangerà al pasto successivo. Al massimo, se dice di avere fame fuori pasto, gli si potrà offrire della frutta: se è vera fame, non la rifiuterà, in caso contrario dobbiamo cercare di capire di che cosa ha veramente bisogno il bambino (magari si annoia, o vuole la nostra attenzione) e quindi il cibo non sarà di certo la soluzione.
Non usate frasi del tipo “devi mangiarlo perché fa bene”. Ai bambini non importa che faccia bene o meno, e se insistiamo otterremo solo l’effetto contrario, si impunteranno ancora di più e non mangeranno quell’alimento per principio. Se un bambino rifiuta, assecondiamolo, facciamogli vedere che siamo tranquilli e riproponiamogli serenamente quell’alimento ad un’occasione successiva.
Non etichettate i cibi come “sani” o “non sani”: il bambino mangia quello che gli viene offerto, spetta a noi preparare gli alimenti che riteniamo più corretti, in modo da abituarlo che quella è la normalità. Il bambino imparerà così dall’esperienza, che è sicuramente il modo migliore per apprendere delle sane abitudini alimentari, senza dovergli spiegare nulla. Qualche volta gli si possono proporre altre cose ritenute “meno salutari” ma non per questo da escludere completamente, anzi: un gelato come merenda, una fetta di torta per un’occasione speciale, un dolcetto magari preparato insieme alla mamma, una merendina se va in gita scolastica… Eliminare del tutto certi alimenti non serve, insegniamo invece ai bambini che alcune cose sono speciali, e quindi sono da riservare ai momenti speciali.
Infine il cibo non deve essere usato come premio o punizione, il cibo è cibo, non diamogli un significato emotivo o i bambini cresceranno con l’idea che sia uno strumento per consolarsi, punirsi, o premiarsi, andando ad instaurare un rapporto col cibo che, anche se, fortunatamente, nella maggior parte dei casi non porterà allo sviluppo di un disturbo alimentare, lascerà comunque un segno e si trascinerà fino all’età adulta. Provate a pensarci un attimo: quante mamme usano la classica caramella per consolare i bambini? O promettono un dolcetto in cambio di una buona azione? Non sto dicendo che farlo ogni tanto sia sbagliato, ma non deve essere la regola. Ci sono tante altre cose con cui si può premiare un bambino, o consolarlo, a seconda delle età. Un bimbo piccolo, per esempio, sarà felice anche se solo lo abbracciamo e giochiamo con lui, o gli facciamo delle bolle di sapone o gli leggiamo una bella storia, magari da un libro che gli abbiamo regalato come premio per una buona azione.

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